lunedì 31 gennaio 2011

Facebook Per Il Sociale alla riscossa: L'Avatar Della Grande Donna Della Storia.


In questo post spiegherò per quale ragione non metterò la foto di una grande donna della storia come avatar di facebook al fine di prendere le distanze dal concetto maschilistico del magico universo femminile messo in luce dai noti e recenti avvenimenti di politici che vanno a bagasse.
ATTENZIONE SPOILER!
Non metto le foto delle Grandi Donne Della Storia come avatar perchè tale atto sarebbe sessista.
(Se non lo fosse gli uomini metterebbero foto di organismi pluricellulari dotati di una qualsiasi intelligenza per prendere le distanze da Lele Mora.)
Ogniqualvolta ci si sente in dovere di rivendicare la dignità dell'essere femmine è come se si dovesse giustificare la propria vagina e, scusate la mia fastidiosa verve polemica, non mi interessa.
Il fatto che io possieda un apparato riproduttore femminile e non possieda una Y nei miei cromosomi sessuali non mi rende particolarmente sensibile alla causa.
Pur essendo vissuta in un contesto talora maschilista e pur leggendo i quotidiani, non ritengo interessante, nè utile, prenderne le distanze con gesti simbolici.
Non vi offendiate e non ne abbiate a male.
Non ho mai considerato me stessa diversa da un maschio, il solo scriverlo mi fa rabbrividire, nonostante mi trovi ogni giorno a contatto con un ambiente tradizionalmente sofferente di retaggio fallocentrico, non faccio assolutamente caso a chi tratta le donne come soubrettine perchè questo, nella mia personale classifica manichea, è solo uno dei motivi per cui l'interlocutore potrebbe avventurarsi nella squadra dei "Coglioni" che, in maniera politicalmente corretta, comprende individui di entrambi i sessi.
L'altra squadra è quella dei "Rispettabili" e non fa, a sua volta, distinzioni di sesso e razza.
Che poi il ruby-gate eccetera,è una vergogna, la minetti e le amichette, ok, ho capito.
I potenti si sono sempre circondati di troie e se scoperti dovrebbero dimettersi ma, francamente, questo non ha nulla a che fare con me e il solo pensare di dovermi equiparare a questa gente e difendermi dall'immagine che danno dei miei cromosomi sessuali (L'IMMAGINE CHE DANNO DEI MIEI CROMOSOMI SESSUALI. E' ridicolo.) mi metterebbe in condizione di relazionarmi a tali personaggi e questo, scusate, non è proprio possibile per vari motivi: io, per dirne una, so le tabelline.
Non mi sento minimamente offesa da Ruby, nè dall'idea che silvioberluscone o i suoi elettori hanno delle donne anche perchè non credo che le persone degne di nota abbiano idee "sulle donne" o "sugli uomini" così, a compartimenti stagni. Come dite? Qualcuno le ha? Beh, visto che non parlo coi Coglioni a meno che non sia strettamente necessario o, meglio, non mi serva qualcosa da loro (in quel caso parlo lentamente e con fonemi basici, così comprendono), la cosa non mi tange.
Va da sè che ognuno fa quello che vuole e se volete mettere le foto delle Grandi Donne Della Storia su facebook per prendere le distanze dal maschilismo con un gesto simbolico o mostrarvi sensibili a tematiche oncologiche condividendo foto di bambini con l'alopecia o mangiare lardo di colonnata per un anno per combattere l'anoressia fate pure, magnate tranquilli, siete liberi di farlo.
Vi dico queste cose solo perchè ho ricevuto varie mail che invitavano me a fare lo stesso e volevo spiegarvi come mai preferirei piuttosto bere la mia urina (non fate quella faccia, è per fare un esempio ed è sterile, in genere).
Va da sè che questa è la mia opinione personale.
So di non essere simpatica a molti per i miei saccenti pensieri ma, come dico sempre ai bambini (pochi grazie al Cielo) che per loro sfortuna si trovano ad avere a che fare con me: "Non devo starti simpatica e non devo piacerti, devo essere onesta con te."
A volte aggiungo: "Se non la smetti di cercare di attirare l'attenzione con i tuoi discorsi infantili nessuno ti vorrà bene e i gatti cattivi ti mangeranno l'intestino."
Non mi affidano spesso bambini.



martedì 28 dicembre 2010

Black Swan (sperando che la traduzione italiana non diventi stupida come al solito, chessò, tipo "Ballerine Esaurite")

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Appena terminata la visione di "Black Swan" appare chiaro il motivo che ha spinto Marco Müller ad aprire il Festival Del Cinema di Venezia di quest'anno con il film di Aronofsky preferendo quest'ultimo allo scialbo "The American".
Con tutto il rispetto per Clooney, il quale negli ultimi anni, a parte qualche scivolone, ha maturato gusto nella scelta dei ruoli, in questo caso, rispetto al tanto decantato (perchè?) film girato in terra abruzzese, siamo decisamente su un altro livello.
Per quanto possa sembrare paradossale questa pellicola è legata a doppio filo al precedente "The Wrestler": gli ambiti sono infatti opposti (uno sport popolare che non è nemmeno considerato tale dai più contrapposto ad una delle arti considerate più nobili come il balletto) ma vicini sono i protagonisti, dilaniati e ossessionati dalla proprio lavoro tanto da alienare ogni concreta possibilità di una vita privata nonchè dediti in maniera pressochè malata a regimi fisici estremi che comprendono il sottoporre il proprio corpo a vere e proprie torture in nome della propria arte.
Nina, interpretata da una superba Natalie Portman (che mi ricorda ad ogni performance il perchè è una fra le mie attrici preferite), è una ballerina di NY in ascesa che prepara sè stessa al ruolo della sua vita, la Regina dei Cigni. La madre della ragazza, ballerina mancata, ne rinfocola le ambizioni tra diete ferree e limitazioni ossessive a qualsiasi altra attività/contatto esterni all'ambiente del balletto.
La ragazza, metodica e ossessionata dalla perfezione, lavora col coreografo Thomas Leroy (Cassel) il quale ne apprezza le doti tecniche ma ne rimprovera la freddezza e cerca di portare alla luce il suo lato sensuale provando a sedurla e paragonandola in maniera insistente ad un nuovo elemento della compagnia: la sensuale Lily (Kunis). La carica erotica della nuova arrivata, insieme alla difficoltà di dover interpretare un doppio ruolo da ètoile drammaticamente dicotomico (il Cigno Bianco, puro e virgineo, e il Cigno Nero, sensuale e malvagio), porteranno Nina a subire uno stress psicologico che il regista sottolinea con convulsi movimenti di camera (ricorre l'uso della steady cam già protagonista di The Wrestler).
Il film, il quale svela presto il suo carattere melodrammatico, si snoda in un climax di tensione con elementi dark (la metamorfosi di Nina) in contrasto con l'estrema fragilità e purezza della ragazza della quale lo spettatore ha gli occhi e con la quale condivide la confusione fra realtà e paranoia e l'ambivalenza fra l'ossessiva attenzione al proprio corpo (a più riprese viene sottolineata l'anoressia nervosa della giovane) e l'odio per lo stesso.
Interessante anche la tematica del doppio che si estrinseca sia mediante il (classico) doppelgänger della protagonista sia mediante il netto contrasto ossessivo fra Nina e Lily.
Degno di nota il ruolo, piccolo ma significativo, di Winona Ryder che interpreta Beth, la "vecchia" ètoile costretta al ritiro dalle scene in favore di una ragazza più giovane, che si rivelerà Nina che diverrà una presenza ulteriormente destabilizzate nelle paranoie della protagonista.
Un film che non concede un singolo momento di leggerezza, totalmente pervaso da una cupa psichedelia in cui anche costumi (quelli di scena sono delle sorelle Mulleavy di Rodarte) e make-up (Marjorie Durand ha creato i look e Judy Chin ha diretto il team) giocano un ruolo primario.
In Italia dovrebbe uscire il 25 Febbraio 2011 e nonostante meriti per più motivi la visione su grande schermo il consiglio è sempre quello, se ne avete la possibilità, di guardarlo in lingua originale. Insomma, su grande schermo e in lingua originale sarebbe l'ideale. Oramai ho sviluppato, nella maggior parte dei casi, un'allergia incoercibile al doppiaggio, ma questa è un'altra storia(ccia).

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giovedì 4 novembre 2010

Il Mondo Per Stereotipi

Il mondo per gli USA


Il Sudamerica per gli USA


L'Europa per gli USA


L'Europa per la Francia


L'Europa per la Germania


L'Europa per il Regno Unito


L'Europa per l'Italia


L'Italia per l'Italia (Notate la Sardegna)

All graphics by alphabeat.

mercoledì 3 novembre 2010

Breve Interruzione Della Pausa Del Blog: The Walking Dead


Chi mi conosce sa che adoro gli zombie. La mia adorazione nei loro confronti non è da intendersi in maniera letterale, li adoro, certo, ma non esiterei ad usare un fucile a pompa su di loro e il mio massiccio uso della magnum nei primi Resident Evil non sarebbe esattamente inteso come gesto d'affetto ma, a modo mio, voglio loro del bene.
Dunque aspettavo il pilot di "The Walking Dead" con grande curiosità così ho visto bene di procurarmi il file in tempo reale.
Stiamo parlando della trasposizione in serie tv di una graphic novel di successo di Robert Kirkman e Tony Moore (talora rimpiazzato da Charlie Adlard) che narra, in sintesi, di uno sceriffo alle prese con un risveglio poco allegro da un coma: il mondo così com'era un tempo non esiste più, la classicissima infezione zombificante (uccide ma tiene in vita parte del sistema nervoso o così mi è parso) ha riempito le strade di simpatici ex esseri umani idrofobi et affamati, disattivabili solo mediante colpo in testa.
Il regista e sceneggiatore dell'operazione (per ora sono previsti 6 episodi di un'ora ciascuno) è Frank Darabont ("Il Miglio Verde" e il meno fortunato "The Majestic"), un uomo che pare sia in procinto di scrivere e dirigere anche un remake di "Fahrenheit 451" (e non dite che Frank manca di ambizione) oltre ad essere co-produttore della serie insieme a Gale Anne Hurd (che ha messo li sordi anche per "Terminator").

(Avete detto "gavallo?)

Il tentativo di "serializzare" per la tv gli zombie c'era già stato con "Dead Set" del 2008 (se non l'avete visto vi consiglio di recuperarlo), ma pur apprezzando il progetto e l'uso legittimissimo, concedetemi il superlativo, che lo show faceva degli zombie, non riusciva a riprodurre l'appeal cinematografico dei buoni film di genere ripiegando tuttavia intelligentemente sulla tv sia come mezzo che come fine e portando a casa il risultato.
The Walking Dead è un prodottino niente male: ha ritmo, un plot classico rispettoso del genere e dei twist che potrebbero rendere interessanti gli episodi successivi al pilot. Impossibile non notare i riferimenti ad un caposaldo come "28 Days Later" a partire dall'esplicita citazione iniziale (il risveglio, l'ospedale, la spiegazione degli eventi recenti da parte di due superstiti incontrati per caso) al viaggio della speranza verso un rifugio sicuro che, s'intuisce, è sicuro quanto la buonafede di silvioberluscone.
Per ora nessuna traccia di ironia nella narrazione: il mood è piuttosto tetro, tutto sembra perduto e le speranze vengono sedate dalle dichiarazionidi alcuni superstiti che si mostrano poco fiduciosi sulle reali condizioni dell'agognato rifugio. Gli zombie sono delineati à la Romero prima maniera per quanto riguarda l'atteggiamento (semidecomposti, lenti, inesorabili, affamati) e, pur mancando, per ora, di una qualsivoglia intelligenza cosciente s'intravede un'attenzione verso il loro status (ex) umano e di vittima della malattia più tipica degli ultimi film di zio Giorgio.
Il protagonista, interpretato da un misurato e convincente Andrew Lincoln, è affiancato da personaggi che presentano sfumature potenzialmente interessanti che, sviluppate in futuro, promettono di arricchire la narrazione.
Diciamo pure che il pilot semina bene e ha ottenuto buoni riscontri sia dal pubblico che da buona parte della critica, il momento della verità arriverà però con gli episodi successivi, non è un mistero che mantenere ritmo e interesse nel pubblico nell'era P.L (Post Lost) sia diventata una scommessa.


PS
Faccio il tifo per Frank Darabont, se non altro perchè oggi scopro che presentò una prima scrittura di "Indiana Jones and The Kingdom of The Crystal Skull", approvata da Spielberg e bocciata da Lucas, che, chissà, magari avrebbe risollevato le sorti della suddetta cagata.

mercoledì 27 ottobre 2010

Coordinate



Come potete notare, Soul Kitchen & Karma Bazar è lievemente in pausa.
Se mai voleste mie notizie eccovi un paio di opzioni:

- Twitter (per brevi perle di saggess populèr)

- Tumblr (una delle mie basi orbitanti)

- The SarDorialist (per robe di lifestyle, scascionate di leggerezza, variedeventuali)

- velvetuzi@gmail.com (la mail qualora vi servisse qualcosa)

Statemi bene
V.


venerdì 2 luglio 2010

No Reservations: Sardinia

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E' ormai noto che io e il folk non andiamo d'accordo.
I gruppi folk esagitati, gli estremisti del ballu tundu, i fissati delle tradizioni mi annoiano e faccio eccezione solo per veri esperti in materia, rari quanto interessanti: ho un amico, persona colta e divertente, che ascolterei per ore parlare delle cuciture di un abito tradizionale (sappiate che è molto più simile all'haute-couture di qualsiasi altra cosa al mondo).
Per il resto il mio unico momento-folk durante l'anno è la religiosa devozione con la quale seguo Sa Sartiglia della quale mi riempio talmente tanto gli occhi che per i restanti 364 giorni sono assolutamente a posto.
Una cosa però devo dirla, quando si dice che la Sardegna non è Italia, beh, capisco possa essere difficile capirlo per chi sardo non è, ma è vero quanto è vero che Capezzone al posto del cervello ha gusci di uova sode. Non è solo vero, è lapalissiano.
E, di fatto, provo ribrezzo per il senso di patria giacchè il patriottismo è il sentimento più inutile dell'universo mondo e, soprattutto nella Penisola in cui da sempre è "Franza o Spagna purchè se magna" parlare di patriottismo è come parlare di moralità a casa di Silvia Vada: totalmente ridicolo.
Se mi chiedessero però se mi sento sarda signori miei, eccome se dovrei, in tutta onestà, rispondere affermativamente: sono italiana perchè è scritto nel mio passaporto ma sono sarda perchè lo sono è basta, l'esserlo o meno non è una cosa che posso realmente decidere, come non ho potuto decidere il colore dei miei occhi o la mia G6PD carenza.
Ad ogni modo, detto questo, non avevo mai realizzato coscientemente che c'è un'altro aspetto tradizionale che mi è caro al corazon, ed è la cucina.
Il motivo per cui non riesco a diventare vegetariana è il dannato, lussuriosamente squisito, cibo isolano e, in questo, gioca un ruolo fondamentale mio padre che teme una mia conversione al meat-free quasi più di quanto tema che io possa fidanzarmi con quell'esemplare di testicolo antropomorfo di Fabrizio Corona, beh, ehm, ho detto quasi.
Il babbo di fatto, appena ha sentore di conversione veggie mi porta delle bistecche da 750gr di vitello giovine, accende un fuoco e le mette sulla piastra facendomi arrivare il profumo ovunque mi trovi mediante sapiente sventolamento di copia vecchia dell'Unione Sarda.
Aggiungeteci che i vegetariani non possono mangiare la bottarga e avrete un cammino verso il mangiare etico disseminato di ostacoli: l'orecchio del maialetto che vi saluta fascinoso, l'insalata di polpo che vi fa l'occhiolino, il prosciutto di Desulo che vi sculetta davanti e cricche di aragoste alla catalana che vi sorridono muovendo graziosamente quelle zampette piene di polpa.
Ecco perchè vi posto le puntate, girate in Sardegna, di No Reservations, il programma food&travel di Anthony Bourdain, un uomo che ha avuto il buon gusto di sposare una (bella) ragazza di origine sarde di nome Ottavia e riprodurcisi pure.
I programmi sulla Sardegna, in genere, sfracassano i coglioni ma questo è godibile.
Alleluja.

PS
Vorrei tanto essere vegetariana e non perdo le speranze, mica rimarrò per sempre un'immorale alimentare!
...
Almeno datemi tempo.

















giovedì 17 giugno 2010

Persons Unknown

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Ok, è vero, avevo detto che non l'avrei più fatto, non avrei più guardato una serie tv dopo Lost.
Ci credevo, davvero, ma probabilmente intendevo dire che non avrei mai più visto una serie tv come Lost.
E, ad oggi, è così.
Ad ogni modo ecco qua il tentativo di avere un appuntamento settimanale con un tv show e si chiama Persons Unknown.
Inizio quasi clichè con 6 sconosciuti che si risvegliano dopo essere stati rapiti (il pilot mostra il rapimento solo di una dei sei). Ognuno è inizialmente chiuso nella stanza di un hotel (Shining-reminding), inizialmente non c'è nessuno a parte loro, e telecamere disseminate ovunque.
Quando scoprono che, nascosta nella Bibbia che ognuno di loro ha nel comodino, c'è la chiave della rispettiva stanza escono dall'albergo ritrovandosi in una cittadina sconosciuta e totalmente disabitata.
Ovviamente provano ad scappare ma, allontanandosi, -ZAC!- un bastoncino che è stato impiantato loro nella coscia, raggiunto il perimetro esterno della città, rilascia un potente tranquillante=collasso=fuga impossibile.

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Ehi, non sono proprio soli: una cricca di domestici cinesi che non parla bene inglese nè sembra avere la più pallida idea di cosa bolla in pentola (metaforicamente perchè letteralmente invece cucinano piuttosto bene) prepara loro i pasti e un portiere di notte (che pare non sapere nulla se non di aver accettato uno strano lavoro, forse non per la prima volta) si prende cura dell'hotel.
Unica finestra sull'esterno per noi spettatori è un giornalista di San Francisco, concittadino dell'unica donna di cui vediamo il rapimento, che s'interessa al suo caso e indaga.
Non sappiamo altro.
La sceneggiatura è di Christopher McQuarrie (premio Oscar per I Soliti Sospetti) ma i limiti ci sono: il plot di base non è esattamente Avanguardia, i personaggi sono un zinzinello stereotipati e la regia risulta a tratti piuttosto leziosa ma il tutto, ad esser fiduciosi, potrebbe migliorare e staremo a vedere.
Penso di reggerne 3, se li supero continuo, sennò faccio quello che ho già minacciato di fare: mollare tutto e darmi al re-watching di Dallas con ispirazione etilica a Sue Ellen.

lunedì 14 giugno 2010

Konichiwa Bitches!

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Va da sè che la Robyn, con quel curriculum interessante e quell'approccio nordico allo stile, non poteva non tingere inesorabilmente di europop la playlist da dancefloor del mio iPod.
Questa roba mi fa cascare come le signore ultraottantenni nei marciapiedi scivolosi del Largo Carlo Felice in Cagliari.

La storia col vostro lui non funziona nonostante l'ammmore? Robyn lo sa.



Il vostro lui non è vostro ma di un'altra che se lo limona in pista mentre voi li guardate con invidia e ballate per conto vostro? Robyn ce l'ha.



Vi sentite come se foste nel Nord Europa innamorati di un robot in mood Royksopp (e chi non?)? Robyn c'è.



Vi sentite in da ghetto ma siete biondazzi e vestiti hm? Robyn vi capisce.



Pop mainstream appiccicaticcio per la miseria!

venerdì 11 giugno 2010

Random Memories

Quando riesco a tornare a casa per pranzo guardo le repliche di "The City Season 1" alla TV al solo scopo di rivedermi i vestiti e il trucco di Olivia Palermo. Oggi, mentre mangiavo uova sode, osservavo la precisione dell'eyeliner della mia eroina e meditavo sulla necessità dell'acquisto di un ulteriore paio di ciglia finte ultra-thick ecco che -POUF!- compare una brutta pubblicità della Puma nella quale un calciatore, credo Chiellini ma non ne ho prove certe, si fa trasportare sulle spalle di una ragazza-taxi.
In sè lo spot è osceno ma mi ha ricordato il (bel) video di Badly Drawn Boy dal quale è stato palesemente copiato cioè Disillusion dal primo album, ovvero The Hour Of Bewilderbeast del 2000 che ho prontamente rimesso su.



Un altro video tratto da quell'album: Once Around The Block.



Ma pagare i pubblicitari per farsi venire idee nuove? Pagarli (di meno) per rielaborare vecchie idee in maniera dignitosa? Non mettere la pubblicità mentre guardo "The City"?