giovedì 22 ottobre 2009

Pontypool

Fondamentalmente non sono mai stata una tipa "da Truffaut".
Mi piace Truffaut, beninteso, mi piace la Nouvelle Vague, la ripresa romantica e la storia malinconica eccetera.
V'è un momento per (quasi) tutto, anche per roba da femmine tipo"Il favoloso mondo di Amelie" che, seppur inflazionatissimo, è un buon film, ma in verità, per me, è praticamente sempre il momento per un buon horror.
Questo bistrattato genere offre spunti per narrare storie a più livelli e, per quanto mi riguarda, tira più un pelo di zombie che un carro di inquadrature del vetro bagnato di pioggia triste di una finestra sulla periferia di Parigi.
Questo nulla toglie ad altri orizzonti ma che io sia più ispirata da Sigourney Weaver-Tenente Ripley che da Audrey Tatou-Amelie Poulain è fatto innegabile.

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Detto questo Parigi è la mia città-feticcio e sono stata colta da sincera emozione quando alla fine di "28 Settimane Dopo" (ATTENZIONE SPOILER) s'intuisce che il virus pseudo-rabbico faccia una capatina sotto la Tour Eiffel..
Zombies in Rue du Faubourg Saint-Honoré!!!
Da Hermès!!!
Oh Santo Cielo, rompete le vetrine ragazzi chè poi entro io col fucile a pompa e gli occhi iniettati di sangue alla vista delle Birkin!
Ad ogni modo, fra le nuove uscite, una mi incuriosisce un bel pò: Pontypool.



Spero di avere presto la possibilità di vedere quanto soddisferà le mie aspettative questa produzione canadese che narra del cast di un programma radiofonico isolato in studio, nei sotterranei di una chiesa (?) alle prese con un virus che viene contagiato tramite la lingua. No, nessun pericolo nel limonare duro, il virus pare esser diffuso tramite il linguaggio parlato, la lingua inglese, appunto.
Ora, i nostri, dalla stazione radio isolata, debbono mettere in guardia gli ascoltatori ma come fare a farsi capire senza parlare? Senza contare che 'sti virus arrivEno dappertutto, perfinanco nei sotterranei di una chiesa...
Ora, ovviamente la diffusione di questo virus mi lascia dei dubbi per quanto concerne la via del contagio, novità estrema nel campo dell'infettivologia sci-fi (stimolo delle aree di Broadmann che innescano una bizzarra trasmissione neuronale che risveglia un virus in sede centrale? "Disturbo" a origine periferica per mutazione di un Zooster nel Corti stimolato dall'arrivo di "specifiche" onde sonore? 'Fanculo alle spiegazioni pausibili (ma come al solito ci ragionerò in bagno)) ma interessante è che le implicazioni della bizzarra trasmissione siano molteplici e vadano dal pericolo dell'uso improprio delle parole alla necessità della ricerca di nuove modalità espressive con tutto un range di possibilità fra la distruzione linguistica e la creazione di nuovi sistemi. Il tutto rafforzato dalla descrizione in 3 fasi della malattia data dallo stesso regista Bruce McDonald che, beninteso, non parla degli infetti come "zombies" ma come "conversazionalisti":

"Ci sono 3 fasi nella malattia: nella prima si comincia a ripetere ossessivamente una parola comune, in loop, come se qualcosa si bloccasse. Nella seconda il linguaggio diventa inintelleggibile e diventa del tutto impossibile esprimersi correttamente. Nella terza si diventa talmente frustrati dalla propria condizione che si pensa che l'unico modo per uscire dallo stato di infetti sia provare a "strappare" il modo di esprimersi dalla bocca di un'altra persona (dalla conferenza stampa del Rou Morgue Festival 2008)"

Nella terza fase dunque, il "conversazionalista" è fatalmente attratto dal linguaggio parlato altrui, ecco la necessità di "tacere" per sopravvivere...
Insomma, se poi non siete interessati ai metasignificati, godetevi gli zomb.. ahem... i conversazionalisti.
E se vi piace la Nouvelle Vague 'sto film potrebbe essere calorosamente consigliato perchè ho visto che ci sono delle riprese malinconiche di vetri.
Enjoy!

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