giovedì 17 giugno 2010

Persons Unknown

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Ok, è vero, avevo detto che non l'avrei più fatto, non avrei più guardato una serie tv dopo Lost.
Ci credevo, davvero, ma probabilmente intendevo dire che non avrei mai più visto una serie tv come Lost.
E, ad oggi, è così.
Ad ogni modo ecco qua il tentativo di avere un appuntamento settimanale con un tv show e si chiama Persons Unknown.
Inizio quasi clichè con 6 sconosciuti che si risvegliano dopo essere stati rapiti (il pilot mostra il rapimento solo di una dei sei). Ognuno è inizialmente chiuso nella stanza di un hotel (Shining-reminding), inizialmente non c'è nessuno a parte loro, e telecamere disseminate ovunque.
Quando scoprono che, nascosta nella Bibbia che ognuno di loro ha nel comodino, c'è la chiave della rispettiva stanza escono dall'albergo ritrovandosi in una cittadina sconosciuta e totalmente disabitata.
Ovviamente provano ad scappare ma, allontanandosi, -ZAC!- un bastoncino che è stato impiantato loro nella coscia, raggiunto il perimetro esterno della città, rilascia un potente tranquillante=collasso=fuga impossibile.

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Ehi, non sono proprio soli: una cricca di domestici cinesi che non parla bene inglese nè sembra avere la più pallida idea di cosa bolla in pentola (metaforicamente perchè letteralmente invece cucinano piuttosto bene) prepara loro i pasti e un portiere di notte (che pare non sapere nulla se non di aver accettato uno strano lavoro, forse non per la prima volta) si prende cura dell'hotel.
Unica finestra sull'esterno per noi spettatori è un giornalista di San Francisco, concittadino dell'unica donna di cui vediamo il rapimento, che s'interessa al suo caso e indaga.
Non sappiamo altro.
La sceneggiatura è di Christopher McQuarrie (premio Oscar per I Soliti Sospetti) ma i limiti ci sono: il plot di base non è esattamente Avanguardia, i personaggi sono un zinzinello stereotipati e la regia risulta a tratti piuttosto leziosa ma il tutto, ad esser fiduciosi, potrebbe migliorare e staremo a vedere.
Penso di reggerne 3, se li supero continuo, sennò faccio quello che ho già minacciato di fare: mollare tutto e darmi al re-watching di Dallas con ispirazione etilica a Sue Ellen.

lunedì 14 giugno 2010

Konichiwa Bitches!

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Va da sè che la Robyn, con quel curriculum interessante e quell'approccio nordico allo stile, non poteva non tingere inesorabilmente di europop la playlist da dancefloor del mio iPod.
Questa roba mi fa cascare come le signore ultraottantenni nei marciapiedi scivolosi del Largo Carlo Felice in Cagliari.

La storia col vostro lui non funziona nonostante l'ammmore? Robyn lo sa.



Il vostro lui non è vostro ma di un'altra che se lo limona in pista mentre voi li guardate con invidia e ballate per conto vostro? Robyn ce l'ha.



Vi sentite come se foste nel Nord Europa innamorati di un robot in mood Royksopp (e chi non?)? Robyn c'è.



Vi sentite in da ghetto ma siete biondazzi e vestiti hm? Robyn vi capisce.



Pop mainstream appiccicaticcio per la miseria!

venerdì 11 giugno 2010

Random Memories

Quando riesco a tornare a casa per pranzo guardo le repliche di "The City Season 1" alla TV al solo scopo di rivedermi i vestiti e il trucco di Olivia Palermo. Oggi, mentre mangiavo uova sode, osservavo la precisione dell'eyeliner della mia eroina e meditavo sulla necessità dell'acquisto di un ulteriore paio di ciglia finte ultra-thick ecco che -POUF!- compare una brutta pubblicità della Puma nella quale un calciatore, credo Chiellini ma non ne ho prove certe, si fa trasportare sulle spalle di una ragazza-taxi.
In sè lo spot è osceno ma mi ha ricordato il (bel) video di Badly Drawn Boy dal quale è stato palesemente copiato cioè Disillusion dal primo album, ovvero The Hour Of Bewilderbeast del 2000 che ho prontamente rimesso su.



Un altro video tratto da quell'album: Once Around The Block.



Ma pagare i pubblicitari per farsi venire idee nuove? Pagarli (di meno) per rielaborare vecchie idee in maniera dignitosa? Non mettere la pubblicità mentre guardo "The City"?