giovedì 4 novembre 2010

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mercoledì 3 novembre 2010

Breve Interruzione Della Pausa Del Blog: The Walking Dead


Chi mi conosce sa che adoro gli zombie. La mia adorazione nei loro confronti non è da intendersi in maniera letterale, li adoro, certo, ma non esiterei ad usare un fucile a pompa su di loro e il mio massiccio uso della magnum nei primi Resident Evil non sarebbe esattamente inteso come gesto d'affetto ma, a modo mio, voglio loro del bene.
Dunque aspettavo il pilot di "The Walking Dead" con grande curiosità così ho visto bene di procurarmi il file in tempo reale.
Stiamo parlando della trasposizione in serie tv di una graphic novel di successo di Robert Kirkman e Tony Moore (talora rimpiazzato da Charlie Adlard) che narra, in sintesi, di uno sceriffo alle prese con un risveglio poco allegro da un coma: il mondo così com'era un tempo non esiste più, la classicissima infezione zombificante (uccide ma tiene in vita parte del sistema nervoso o così mi è parso) ha riempito le strade di simpatici ex esseri umani idrofobi et affamati, disattivabili solo mediante colpo in testa.
Il regista e sceneggiatore dell'operazione (per ora sono previsti 6 episodi di un'ora ciascuno) è Frank Darabont ("Il Miglio Verde" e il meno fortunato "The Majestic"), un uomo che pare sia in procinto di scrivere e dirigere anche un remake di "Fahrenheit 451" (e non dite che Frank manca di ambizione) oltre ad essere co-produttore della serie insieme a Gale Anne Hurd (che ha messo li sordi anche per "Terminator").

(Avete detto "gavallo?)

Il tentativo di "serializzare" per la tv gli zombie c'era già stato con "Dead Set" del 2008 (se non l'avete visto vi consiglio di recuperarlo), ma pur apprezzando il progetto e l'uso legittimissimo, concedetemi il superlativo, che lo show faceva degli zombie, non riusciva a riprodurre l'appeal cinematografico dei buoni film di genere ripiegando tuttavia intelligentemente sulla tv sia come mezzo che come fine e portando a casa il risultato.
The Walking Dead è un prodottino niente male: ha ritmo, un plot classico rispettoso del genere e dei twist che potrebbero rendere interessanti gli episodi successivi al pilot. Impossibile non notare i riferimenti ad un caposaldo come "28 Days Later" a partire dall'esplicita citazione iniziale (il risveglio, l'ospedale, la spiegazione degli eventi recenti da parte di due superstiti incontrati per caso) al viaggio della speranza verso un rifugio sicuro che, s'intuisce, è sicuro quanto la buonafede di silvioberluscone.
Per ora nessuna traccia di ironia nella narrazione: il mood è piuttosto tetro, tutto sembra perduto e le speranze vengono sedate dalle dichiarazionidi alcuni superstiti che si mostrano poco fiduciosi sulle reali condizioni dell'agognato rifugio. Gli zombie sono delineati à la Romero prima maniera per quanto riguarda l'atteggiamento (semidecomposti, lenti, inesorabili, affamati) e, pur mancando, per ora, di una qualsivoglia intelligenza cosciente s'intravede un'attenzione verso il loro status (ex) umano e di vittima della malattia più tipica degli ultimi film di zio Giorgio.
Il protagonista, interpretato da un misurato e convincente Andrew Lincoln, è affiancato da personaggi che presentano sfumature potenzialmente interessanti che, sviluppate in futuro, promettono di arricchire la narrazione.
Diciamo pure che il pilot semina bene e ha ottenuto buoni riscontri sia dal pubblico che da buona parte della critica, il momento della verità arriverà però con gli episodi successivi, non è un mistero che mantenere ritmo e interesse nel pubblico nell'era P.L (Post Lost) sia diventata una scommessa.


PS
Faccio il tifo per Frank Darabont, se non altro perchè oggi scopro che presentò una prima scrittura di "Indiana Jones and The Kingdom of The Crystal Skull", approvata da Spielberg e bocciata da Lucas, che, chissà, magari avrebbe risollevato le sorti della suddetta cagata.