martedì 28 dicembre 2010

Black Swan (sperando che la traduzione italiana non diventi stupida come al solito, chessò, tipo "Ballerine Esaurite")

Photobucket

Appena terminata la visione di "Black Swan" appare chiaro il motivo che ha spinto Marco Müller ad aprire il Festival Del Cinema di Venezia di quest'anno con il film di Aronofsky preferendo quest'ultimo allo scialbo "The American".
Con tutto il rispetto per Clooney, il quale negli ultimi anni, a parte qualche scivolone, ha maturato gusto nella scelta dei ruoli, in questo caso, rispetto al tanto decantato (perchè?) film girato in terra abruzzese, siamo decisamente su un altro livello.
Per quanto possa sembrare paradossale questa pellicola è legata a doppio filo al precedente "The Wrestler": gli ambiti sono infatti opposti (uno sport popolare che non è nemmeno considerato tale dai più contrapposto ad una delle arti considerate più nobili come il balletto) ma vicini sono i protagonisti, dilaniati e ossessionati dalla proprio lavoro tanto da alienare ogni concreta possibilità di una vita privata nonchè dediti in maniera pressochè malata a regimi fisici estremi che comprendono il sottoporre il proprio corpo a vere e proprie torture in nome della propria arte.
Nina, interpretata da una superba Natalie Portman (che mi ricorda ad ogni performance il perchè è una fra le mie attrici preferite), è una ballerina di NY in ascesa che prepara sè stessa al ruolo della sua vita, la Regina dei Cigni. La madre della ragazza, ballerina mancata, ne rinfocola le ambizioni tra diete ferree e limitazioni ossessive a qualsiasi altra attività/contatto esterni all'ambiente del balletto.
La ragazza, metodica e ossessionata dalla perfezione, lavora col coreografo Thomas Leroy (Cassel) il quale ne apprezza le doti tecniche ma ne rimprovera la freddezza e cerca di portare alla luce il suo lato sensuale provando a sedurla e paragonandola in maniera insistente ad un nuovo elemento della compagnia: la sensuale Lily (Kunis). La carica erotica della nuova arrivata, insieme alla difficoltà di dover interpretare un doppio ruolo da ètoile drammaticamente dicotomico (il Cigno Bianco, puro e virgineo, e il Cigno Nero, sensuale e malvagio), porteranno Nina a subire uno stress psicologico che il regista sottolinea con convulsi movimenti di camera (ricorre l'uso della steady cam già protagonista di The Wrestler).
Il film, il quale svela presto il suo carattere melodrammatico, si snoda in un climax di tensione con elementi dark (la metamorfosi di Nina) in contrasto con l'estrema fragilità e purezza della ragazza della quale lo spettatore ha gli occhi e con la quale condivide la confusione fra realtà e paranoia e l'ambivalenza fra l'ossessiva attenzione al proprio corpo (a più riprese viene sottolineata l'anoressia nervosa della giovane) e l'odio per lo stesso.
Interessante anche la tematica del doppio che si estrinseca sia mediante il (classico) doppelgänger della protagonista sia mediante il netto contrasto ossessivo fra Nina e Lily.
Degno di nota il ruolo, piccolo ma significativo, di Winona Ryder che interpreta Beth, la "vecchia" ètoile costretta al ritiro dalle scene in favore di una ragazza più giovane, che si rivelerà Nina che diverrà una presenza ulteriormente destabilizzate nelle paranoie della protagonista.
Un film che non concede un singolo momento di leggerezza, totalmente pervaso da una cupa psichedelia in cui anche costumi (quelli di scena sono delle sorelle Mulleavy di Rodarte) e make-up (Marjorie Durand ha creato i look e Judy Chin ha diretto il team) giocano un ruolo primario.
In Italia dovrebbe uscire il 25 Febbraio 2011 e nonostante meriti per più motivi la visione su grande schermo il consiglio è sempre quello, se ne avete la possibilità, di guardarlo in lingua originale. Insomma, su grande schermo e in lingua originale sarebbe l'ideale. Oramai ho sviluppato, nella maggior parte dei casi, un'allergia incoercibile al doppiaggio, ma questa è un'altra storia(ccia).

Photobucket